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FATTO IN ITALIA

FIRENZE E’ STATA LA CULLA DEL MADE IN ITALY GRAZIE ALL’INTUIZIONE DI GIOVANNI BATTISTA GIORGINI”  ha dichiarato Salvatore Ferragamo.

Nel 1951 Giovan Battista Giorgini (BISTA), aristocratico raffinatissimo, organizzo’ presso la sua residenza privata, Villa Torrigiani in via dei Serragli  a Firenze, il “First Italian High Fashion Show” che cambio’ definitivamente il destino della moda italiana, commemorato dalla targa presente all’esterno della villa  stessa.

“BISTA”, figura complessa dotata di dinamismo, lungimiranza e grande fiuto commerciale, convoco’  cinque importanti buyers statunitensi, introducendo loro nel privatissimo mondo delle creazioni di Schubert, Fabiani, Fontana, Veneziani, Pucci e altri ancora.

Il giorno successivo, “LA PRESSE”  titolo’ :

“La bomba di Firenze ha scosso i saloni dell’alta moda parigina e ha minacciato il loro monopolio“.

Prima di allora infatti, Roma era lo spazio principale dedicato all’Alta Moda Italiana, così come lo era Parigi per i francesi .

I “sarti” presentavano i loro “modelli” nelle rispettive sedi della nostra capitale ..

Fu quindi merito di Giorgini l’aver promosso e supportato  l’Export della nostra moda e soprattutto  dei nostri giovani talenti creativi, divenendo testimone dell’eccellenza italiana.

Promotore  del “Centro di Firenze per la  Moda Italiana”, fece “volare” in un solo anno il nostro Export, che  passo’ dai centoventicinquemila a un milione e mezzo di dollari circa!

Dopo ben quattro “First Italian High Fashion Show” assunse e organizzo’ una nuova iniziativa, supportato dall’allora sindaco di Firenze Giorgio La Pira.

Nel luglio del 1952, a Palazzo Pitti, in “Sala Bianca”,  un immenso salone fiorentino  dedicato da sempre a fastosi ricevimenti e grandi balli, grazie a lui cambio’ magicamente destinazione e divento’ la culla della  “MODA FATTA IN ITALIA“.

La carta stampata specializzata statunitense, dedico’  in quegli anni  ampio spazio a quegli eventi, grazie a un giornalismo quasi completamente al femminile; voglio ricordarne alcune, accreditate a partecipare ai Fashion Show di Firenze: Irene Brin («Harper’s Bazaar», N.Y. e Londra),  Sally Kirkland («Life», «Time»), Virginia Pope («The New York Times»), Bettina Ballard e Consuelo Crespi («Vogue», N.Y.), Carmel Snow («Harper’s Bazaar», N.Y.).

La Sala Bianca di Palazzo Pitti in Firenze ha compiuto da poco settant’anni ed  è quindi più giovane di me!

Giorgini, garantendo  innovazione e visibilità internazionale, riuscì a coinvolgere i più prestigiosi sarti romani a debuttare sulla prima passerella installata a  Palazzo Pitti.

Tra i primi a sfilare: Capucci, Sarli, Baratta, Lancetti, Galitzine, Balestra ,Valentino e Mila Schon.

 Nel mondo internazionale della moda,  si utilizzarono  finalmente  parole italiane  quali  “modelli”, “sarti”,  “indossatrici” e non più solo ” couturiers”, “haute couture”, “mannequins” in  lingua francese, , tanto amata anche dagli Zar di Russia, perchè da sempre rappresentativa dell’eleganza assoluta.

Negli anni’ 70 non esisteva il “contapassi”, ma di passi ne feci tanti tanti alla scoperta di magiche nuove proposte presentate a Firenze  due volte l’anno .

Ricordo con tenerezza un giovanissimo  Enrico Coveri , lungo lungo, magro magro e riccio riccio, che disegnava allora una linea superclassica per ” Domitilla”, letteralmente “affamato” alla ricerca  di una azienda  disponibile ad investire sulle sue….. paillettes.

Ricordo il freddo impossibile del rinascimentale Palazzo Strozzi, nelle sale allestite  dai vari sarti , come Pucci, riscaldate da stufette elettriche con serpentina rossa e rovente che faticosamente  impedivano  l’ibernazione di indossatrici e visitatori.

Ricordo uno splendido Egon Von Furstenberg, figlio di Clara Agnelli e fratello della più conosciuta e bellissima Ira, alle prese con il “copia commissioni”, nello  suo spazio allestito vicina a Fortezza da Basso, con una collezione dedicata…. alle “taglie forti”

Ricordo una stupefacente sfilata di Pancaldi, seduta al fianco della “disegnatrice”della collezione in passerella. Lei non conosceva me, ma io la riconobbi e, consapevolmente,  commentavo  con entusiasmo ciò che sfilava in passerella.

Fu uno dei pochi momenti magici da me vissuti a Firenze.

L’ Italia del dopoguerra era in pieno boom economico, e quindi, tra gli anni cinquanta e sessanta, l’ esportazione della sola maglieria crebbe da trecentosessantacinquemila a circa  oltre diciottomilioni di dollari.

Dislocati lungo tutto lo stivale, erano presenti  lanifici nel  Biellese e in Toscana, setifici  in quel di Como, pelletteria nel  centro Italia e cotonifici in Piemonte e Toscana, Il Fabbricone di Prato, la Fisac di Grandate (Como), le Manifatture Cotoniere Meridionali Campane.

Queste aziende videro esplodere il loro fatturato in nome della qualità manufatturiera italiana,  da sempre superiore a quella francese e straniera.

Negli anni sessanta infatti, facevamo capolino  Mary Quant a Londra, Yves Saint Laurent a Parigi e Ray Halston a New York.

BISTA  uscì tristemente di scena dal Fashion fiorentino nel 1965 .

Le sfilate continuarono, però un evento eclatante sconvolse l’equilibro di quel mondo, a causa di una trasparenza di troppo.

Infatti nel 1967,  per la prima volta a Palazzo Pitti, sfilarono Tai e Rosita Missoni.

I loro abiti in leggera  maglina di lamè  sarebbero stati indossati da modelle con la biancheria intima inadatta e i Missoni decisero quindi di mandarle  in passerella senza niente sotto: le luci dei riflettori sulla  pedana resero però  trasparenti gli abiti e fu scandalo!  L’organizzazione, orfana della presenza di Giorgini, non rinnovo’ l’invito ai Missoni per la stagione successiva…

…e i Missoni decisero  allora di presentare la collezione estiva alle piscine Solari di Milano, con una sfilata evento fornita di  poltrone e mobili gonfiabili che galleggiavano sull’acqua.

A Milano si inizio’ così a parlare di moda e i Missoni, insieme all’immenso Walter Albini, revocarono   drasticamente l’egemonia a Firenze .

E nel 1974 la Camera Nazionale della Moda si propose come nuovo ente organizzatore delle sfilate  Made in Italy, consapevole che l’Alta Moda, cosi come intesa negli anni di Giorgini, era destinata a scomparire  per dare spazio e nuove emozioni.

Ma questa è un’altra lunghissima storia.

Ad  Maiora Semper

 

Articolo a cura di PIGI

 

Editor Alessia Castelli