MOON BOOT: tra i 100 oggetti più rappresentativi della storia del costume del XX secolo.
Per chi come me predilige il mare e la vita di costiera nemmeno a ottobre si è stufi del sole che ancora ti riscalda durante il giorno e che impedisce di percepire l’arrivo della stagione autunnale, invece gli amanti della montagna e dello sci, in trepidante attesa del primo fiocco di neve e di nuove discese da affrontare, ormai hanno iniziato il conto alla rovescia per l’apertura delle piste. E proprio le stazioni sciistiche più esclusive come Cortina, Sankt Moritz e Verbier negli anni ’70 fanno da sfondo privilegiato alla diffusione di uno dei prodotti più famosi e longevi del mondo: i Moon Boot.

Questa non è solo la storia di una calzatura da montagna, ma anche di un mondo che sta cambiando e di una piccola impresa artigiana che si è trasformata in un’industria a livello mondiale. Giancarlo Zanatta, imprenditore e produttore di scarponi di Montebelluna, rimane colpito da un cartellone gigante nelle strade di New York raffigurante la celebrazione della più grande conquista dell’uomo oltre la Terra e ha la capacità geniale di creare una nuova calzatura ispirandosi agli scarponi indossati da Neil Amstrong quando atterra sulla Luna.

Zanatta è prima di tutto spinto dall’intuizione di utilizzare la tecnologia della doppia iniezione per creare strati di materiale con durezze diverse (nylon e schiuma di poliuretano) raggiungendo così comodità e vestibilità, e poi è mosso anche dal desiderio di unire l’inconfondibile qualità e artigianalità italiana alla capacità di intercettare le esigenze degli amanti delle montagne. Il risultato è la creazione di un footwear alternativo ai soliti stivali di pelle marrone o nera utilizzati fino ad allora: i moon boot diventano i dopo-sci per eccellenza incarnando l’ideale di comfort fuori e dentro le mura domestiche e pongono le basi per
quello scisma storico con il quale il mondo dell’estetica sportiva si separa dal suo contesto di origine per entrare nel campo dell’abbigliamento puro. Cambiano radicalmente le regole: leggerissimo e confortevole nonostante la forma finale massiccia ed imbottita, avvolgente come un bozzolo, impossibile da bagnare, ambidestro e prodotto in una serie di colorway sgargianti che danno una scossa all’aristocratico e rigido guardaroba après-ski degli anni ’70.

Gli stivali ideati da Zanatta conquistano tutti e appaiono ai piedi dei Beatles, delle principesse dell’ultima aristocrazia europea e degli ospiti di casa Furstenberg. Il successo è planetario: alla prima fiera in cui vengono esposti sono venduti un migliaio di esemplari in un giorno solo e nel corso degli anni ’70 e soprattutto ’80 diventano una delle scarpe preferite dei Paninari di San Babila.

Nel 2000 il Louvre li inserisce tra i 100 oggetti più rappresentativi della storia del costume del XX secolo, ma la calzatura è oggi tutt’altro che un pezzo da museo. I Moon Boot continuano la propria ascesa ai piedi di star e trend setter che lo scelgono come capo preferito non solo per le vacanze sulla neve, ma anche come comoda calzatura da città. E così, dopo aver conquistato la luna, la bizzarra calzatura pianta la propria bandierina sull’intera superficie terrestre.
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Edit by @ChiaraCollu
Editor @Monaco Woman
