NONE OF US CAN ESCAPE FASHION
(1977 kondo, Antropologa)
Nel mio articolo di Novembre ho raccontato della Sala Bianca.
Dopo le dimissioni di Giorgini nel 1965, Firenze perse appeal per i nostri giovani emergenti e le sartorie romane. .
Albini, i Missoni, Krizia, Valentino e molti altri lasciarono Firenze per Londra, NY, LA e soprattutto Parigi: lo stato francese infatti ha sempre elargito importanti risorse economiche e spazi prestigiosi alla “Couture”, riconoscendo la profondita’ e complessita’ culturale di questa “ ARTE” !
E’ dal Rinascimento che l’Italia è presente su questo scenario, ma il nostro Stato non ha ancora aperto un museo dedicato alla moda, nè ha sovvenzionato iniziative per promuovere lo sviluppo del settore, nonostante il PIL significativo prodotto.
Non esistono neppure corsi universitari specifici riconosciuti dal Ministero della Pubblica Istruzione; la nostra editoria non è mai stata libera da logiche commerciali e politiche, demandando così la comunicazione del settore a giornali femminili di gossip, nonostante i prestigiosissimi riconoscimenti internazionali.
Fu Beppe Modenese a decidere di riportare a casa il FATTO IN ITALIA.
Poichè nel 1953 aveva partecipato con Giorgini all’organizzazione del “Sindacato Italiano dell’Alta Moda, con le Sorelle Fontana, Schubert, Balestra, Capucci, Baratta e altri, gli fu semplice fondare nel 1962 la “Camera Nazionale della Moda Italiana” di cui sarà presidente per molti anni.
Erede del “Giorgini pensiero”, Modenese organizzò a Milano un Centro Sfilate ma, soprattutto, il “tutti insieme”, per esaltare l’immagine del pret-à-porter italiano.
Un Gentleman che conobbi personalmente e del quale apprezzai la sua assidua e attenta presenza alle sfilate e agli eventi; la rivista statunitense Women’ Wear Dailys lo defini’ “il primo ministro italiano della moda” e Vogue lo defini’ “Minister of Elegance”.
Ma negli anni di interregno tra Giorgini e Modenese, sono avvenuti fatti curiosi e molto importanti.
Milano, epicentro lombardo della produzione industriale, non era pronta ad accogliere la nuova ondata di artigiani e stilisti alla ricerca di sponsor e iniziative.
A conferma, cito un articolo di un memorialista milanese, tal Raffaele Calzini che lamentava negli anni 60 “un fenomeno urbanistico imponderabile sta avvenendo tra via del Gesù, della Spiga, Montenapoleone, esibendo con sfacciataggine nuove vetrine dedicate al lusso”.
Si riferiva probabilmente a Guccio Gucci. l’ ideatore del morsetto per borse e calzature, che aprì il suo primo negozio in Montenapoleone e i sarti romani che aprivano showrooms nella zona.

Negli States invece, pragmatici come sempre anche nel vestire e abituati ad acquistare abbigliamento negli stores, gli americani subivano l’ influenza del mitico “Adrien” (Adrien Adolph Greenberg) costumista delle case cinematografiche di Hollywood, che vestìva Greta Garbo, Joan Crawford, Lana Turner e Rodolfo Valentino, perchè suo era il compito di diffondere il lifestyle del momento, l’ “adrian look” ovviamente eclettico per necessita’ di copione.
Quando i Buyers dei gruppi d’acquisto per gli stores USA, dopo le sfilate d’Alta Moda di Roma e Firenze.. videro quelle organizzate da Modenese a Milano, dovettero sconvolgere il loro concetto di “status” dell’abbigliamento perchè su quelle passerelle apparvero abiti importanti, ma non più in numero limitato, a costi minori e accessibili e destinati soprattutto al ceto medio e a chi non poteva o non voleva più andare in sartoria.

L’ unico nostro store italiano era La Rinascente: il nome fu scelto da Gabriele d’Annunzio per il grande magazzino di corso Vittorio, quando “rinacque” dopo un incendio.
Fu sempre d’Annunzio a rinominare BIKI la nobile Elvira Leonardi, coniugata Bouyeure, e DOMINA la sua prima collezione di intimo molto osè”,
Nel 1958. il vetrinista del nostro primo Grande Magazzino era un giovane laureando in medicina, tal Giorgio Armani, che fu poi assunto come Buyer Responsabile del reparto uomo.
La Rinascente in quegli anni fu un importante centro di scambio intellettuale tra architetti, designer, ricercatori di marketing e pubblicità.
Questo messaggio arrivava al pubblico, oltre che dal catalogo distribuito in tutta Italia, anche tramite le vetrine allestite da “ King George” che ancora oggi non resiste alla voglia di dedicare una mattinata alle vetrine di una delle sue numerose boutique.
I Missoni furono tra i primi fornitori della Rinascente e il primo “corner “ della Rinascente fu dedicato a una griffe famosa : Pierre Cardin (di origini italiane, veneto…)
Enjoy even more @ Piera Ghidotti
Article edit by Pigi
Editor @ Monaco Woman
